Anteprime: Hats: ThunderGryph riporta alla ribalta il binomio cappelli e pazzia!

Era il non tanto lontano 2018, quando un gioco sviluppato da Gabriele Bubola arriva in finale al prestigioso Premio Archimede. Non sono passati che una manciata di mesi, ed ecco che spunta la notizia dell’uscita del titolo (ora rinominato Hats) per la ThunderGryph Games, giusto in tempo per l’ormai imminente Gen Con. Felici che idee (e illustrazioni, eseguite da Paolo Voto) d’italica origine vadano a spasso per il globo, abbiamo curiosato nel regolamento del gioco per condividerlo con voi.




Interessante innanzitutto notare come Hats sarà il primo di una nuova linea chiamata “Made in Wonderland”, con richiami alle favole e alle storie che tutti conosciamo. Hats, che come tutti gli altri titoli della serie farà sfoggio di una scatola magnetica a forma di libro, ovviamente trae ispirazione da Alice nel Paese delle Meraviglie, facendoci giocare proprio sulla tavola imbandita del Cappellaio Matto.

Si tratta di un gioco di carte dalle regole molto semplici, ma dall’interazione che si prospetta veramente importante. Nella scatola, a parte il mazzo di 42 carte (distinguibili da colore e numero) e una semplice plancia, appaiono molto graziosi i materiali a tema: il punteggio finale sarà infatti calcolato su un tovagliolo (cancellabile e riscrivibile) e un gustoso bonus a fine partita è rappresentato da un appetitoso biscotto al burro e cioccolato, non particolarmente edibile ma grazioso alla vista.

Presentiamo un rapido riassunto delle regole, tenendo conto che piccole variazioni sono possibili in base al numero di giocatori: ogni partecipante inizia la partita con una mano di nove carte e sarà quindi chiamato a giocarne una a turno. Dopo averne messe in tavola otto, la partita ha termine e si possono contare i punti. Vale la formula classica: la vittoria va al giocatore che ne possiede di più.

E’ forse tempo di introdurre la plancia nel discorso, la quale si limita semplicemente a contenere sei carte pescate a caso dal mazzo, affiancando ad ognuna di esse un numero crescente da uno a sei. A fine partita i giocatori faranno punti in base al colore delle carte nella propria collezione: per ognuna di esse il guadagno sarà infatti pari al numero più basso in cui risiede sulla plancia una carta di quel dato colore. Facciamo un esempio: se in posizione 2 e 4 c’è una carta rossa, allora per ogni carta di quel colore piazzata a terra ogni giocatore otterrà due punti. Avrete ora colto anche la più dolorosa delle implicazioni: se un colore non è presente sulla plancia allora le sue carte non valgono nulla! Ovviamente la difficoltà (e la “pazzia”) del gioco sta nel fatto che ogni partecipante può alterare la plancia, modificando così i punteggi della propria collezione e di quella altrui!

Ogni giocatore ha infatti due opzioni al proprio turno: può scambiare un cappello dalla propria mano con un altro presente sulla plancia oppure creare un cappello nero. Per scambiare un cappello si dovrà giocare una carta che abbia lo stesso colore, o un valore maggiore, rispetto alla carta che si vuole ottenere dalla plancia. La carta giocata sarà quindi posta dove risiedeva la carta oggetto dello scambio, che invece entrerà a far parte della propria collezione.

La seconda opzione, la creazione di un cappello nero, richiede semplicemente il giocare una carta coperta nella propria collezione. Così facendo a fine partita ci si assicurerà un punto: non il massimo, ma comunque sicuramente utile per quei colori che si ritiene non appariranno all’interno della plancia.

Completa il turno la possibilità di scartare e pescare una carta, prima o dopo l’esecuzione dell’azione, e l’assegnazione del goloso biscotto al cioccolato. Tale prodotto dolciario da forno viene infatti assegnato al giocatore con più colori diversi nella propria collezione, andando a risolvere l’eventuale pareggio esaminando i valori dei singoli cappelli.

Come già detto, quando tutti avranno giocato otto carte si dovrà assegnare la vittoria: come conteggiare i punti in base ai cappelli posizionati in plancia è già stato detto. Successivamente, il possessore del biscotto può incrementare il suo punteggio di ben cinque unità. Un ultimo passo è ancora necessario: ogni giocatore mostra la nona carta rimasta nella sua mano, rappresentante il colore preferito del giocatore. Ogni partecipante ottiene quindi un numero di punti pari alla somma del valore delle carte del proprio colore preferito a cui viene sottratto il valore della nona carta rimasta in mano. Attenzione che questo bonus può anche essere negativo!

Hats, insomma, appare come un gioco con alta componente numerica, alta interazione e una buona dose di cattiveria. In quattro partecipanti il caos atteso (che non sarebbe poco!) viene limitato dal fatto che si gioca a coppie, potendo persino scambiare carte con il proprio partner. La durata prevista, pari a venti minuti, sembra del tutto fattibile, mentre è tutto da vedere il peso della fortuna all’interno del gioco e, perché no, quello della posizione all’interno del turno. Quello che è certo, è che difficilmente vincerete se non terrete tutto sotto controllo. E si può davvero tenere conto di tutto, mentre si gioca sulla tavola imbandita del Cappellaio Matto?