Reportage: Lucca Comics & Games 2019 - Impressioni di Gioco - Parte 6

Ve l’abbiamo già detto che a Lucca Comics & Games 2019 sono usciti un sacco di giochi ? Quest’anno va anche riscontrata una maggiore fruibilità dei tavoli demo, specialmente negli ultimi giorni di fiera. Eccovi quindi le impressioni di gioco di:

- Couleurs de Paris
- Hanamikoji
- Little Big Fish
- Tapestry
- Uxmal




Couleurs de Paris(editore: GateOnGames)
Impressioni di gioco di: Enrico Procacci

Aspettative iniziali: 4 di 5 (visto delle buone recensioni)
Magnetismo del tavolo: 4 di 5 (il tavolo apparecchiato rende bene l’idea di uno studio di pittori)
Rapidità di comprensione: 4 di 5 (nessun problema da segnalare)
All'atto pratico: 3 di 5 (la partita è stata piacevole, ma si sentiva la mancanza di un piccolo quid in più)
Retrogusto: 4 di 5 (non abbiamo provato le varianti già presenti nella scatola)

Non per demerito del titolo in sé, ma quando penso a Couleurs de Paris la prima cosa che mi viene in mente è la simpaticissima e iper-attiva dimostratrice, che al termine della più pesante giornata di fiera sfogava l’energia in eccesso saltando sul posto e arrampicandosi sulle impalcature, in aperto contrasto con il nostro unico desiderio di un pasto caldo e un letto soffice. Comunque, nonostante la stanchezza, le meccaniche del gioco sono state presto assimilate e ci si è subito dati battaglia a suon di pennellate! L’atto di dipingere i due quadri necessari al terminare la partita viene spezzettato in decine di sotto-azioni. Servono quindi diversi turni per giungere a completare un‘opera, anche a causa della disponibilità limitata delle azioni e del sistema della plancia di gioco, che ne esclude due a rotazione. Il risultato è che manca un po’ della bella sensazione di sfornare più dipinti completi, visto che la partita sembra finire proprio nel momento in cui ci si iniziano a togliere le prime soddisfazioni. Tutto ben scorrevole, comunque, anche se un pochino basilare: la demo, però, non conteneva alcune piccole espansioni già presenti nella scatola, per cui la curiosità di provare una partita completa è rimasta. Ora, però, torno a letto, che il pensiero di tutta quell’attività fisica sfoggiata dalla dimostratrice mi ha stremato.

Hanamikoji (editore: MS Edizioni)
Impressioni di gioco di: Enrico Procacci

Aspettative iniziali: 2 di 5 (l’avevo visto giusto di sfuggita)
Magnetismo del tavolo: 3 di 5 (un classico gioco di carte per due)
Rapidità di comprensione: 4 di 5 (regole non immediate da mettere in pratica, ma piuttosto semplici)
All'atto pratico: 4 di 5 (nonostante la sconfitta, il gioco mi è piaciuto)
Retrogusto: 3 di 5 (non così tanto da comprarlo, però)

Hanamikoji riporta subito alla mente un classico dei giochi di carte per due, quel Città Perdute (creato da un certo Reiner Knizia) che tante volte ha visto il mio tavolo. In effetti, anche qui si tratta di combattere per vincere la maggioranza su più obiettivi (questa volta, si tratta di dame giapponesi), ma questo titolo decide di scambiare l’immediatezza tipica del predecessore per un sistema di messa in campo delle carte decisamente più strategico. Di volta in volta saremo quindi chiamati a giocarne coperte, oppure suddivise eventualmente in selezioni che in parte metterà in campo il nostro avversario (e su cui avrà la prima scelta!), per un totale di quattro azioni molto diverse tra loro. Sfidando l’abile dimostratore de La Gilda del Cassero LGBT center, mi sono presto trovato a mal partito, dovendo cedere la vittoria al secondo turno. Partita comunque divertente e sul filo del rasoio, con diversi ribaltamenti all’ultima mossa, ma la sensazione è che il gioco manca forse un poco di varietà. Per chi ha spiccato interesse nei titoli per due, giocabili in pochi minuti, il mio consiglio è comunque quello di provare Hanamikoji almeno una volta.

Little Big Fish(editore: Playagame)
Impressioni di gioco di: Marco Signore

Aspettative iniziali: 2 di 5 (non ne avevo sentito parlare prima di Lucca)
Magnetismo del tavolo: 5 di 5 (tante miniature di pescetti e artwork che fa il suo dovere)
Rapidità di comprensione: 5 di 5 (poche e semplici regole)
All'atto pratico: 4 di 5 (Gioco teso e divertente per due)
Retrogusto: 4 di 5 (Molto carino, e diretto nella mia wishlist)

Si dice che c’è sempre un pesce più grande (lo dicono anche in Star Wars, no?), e questo Little Big Fish ne ha fatto la sua bandiera: infatti in questo gioco per due ciascun contendente schiererà i suoi pescetti, e dovrà farli crescere e moltiplicare, all’occasione (nemmeno tanto rara) mangiando i pesci avversari. I nostri sono in tre diverse grandezze: piccoli, medi e grandi, e iniziamo solo con quelli piccoli. Muovendoci nel mare, potremo nasconderci tra i relitti, mangiare il plancton per crescere di una grandezza, far schiudere le nostre uova, ed esplorare caselle misteriose, che possono portare benefici o guai seri. Il primo giocatore che mangia 5 pesci avversari ha vinto. Bisogna capire quando crescere e come evitare i rivali, in una partita che sotto alcuni aspetti ricorda la dama, ma ovviamente con strategie diverse e con quel pizzico di casualità che a mio personalissimo giudizio è necessario per un gioco da tavolo divertente. Little Big Fish è un gioco veloce ma per nulla banale, e siccome c’è anche la possibilità, durante la partita, di ruotare le plance che formano la mappa, la tattica da applicare non è poca. Può sembrare un prodotto per i più piccoli, all’apparenza, ma in realtà c’è un bel po’ da pensare, e questo titolo offre una sfida notevole anche ai giocatori più esperti, arricchita dall’aspetto eccellente dell’artwork ma soprattutto delle miniature dei pesci. Assolutamente consigliato, e di certo nella mia wishlist nella sezione giochi per due.

Tapestry (editore: Ghenos Games)
Impressioni di gioco di: Enrico Procacci

Aspettative iniziali: 5 di 5 (debbo veramente citare l’hype che c’è stato per questo titolo?)
Magnetismo del tavolo: 5 di 5 (non tutte le scelte grafiche sono condivisibili, ma certo il tavolo attira l’occhio)
Rapidità di comprensione: 3 di 5 (poche regole, ma tantissime icone differenti rendono la spiegazione non propriamente breve)
All'atto pratico: 3 di 5 (un gioco difficile da giudicare in mezza partita)
Retrogusto: 4 di 5 (buono per molti versi, ma non sempre convincente)

Con la franchezza e noncuranza che è propria del romano più verace, la “delicatissima” dimostratrice ci ha subito presentato Tapestry come un gioco di civilizzazione che non è un gioco di civilizzazione. In effetti, la definizione che campeggia sulla scatola sembra trarre in inganno: si tratta di un gioco in cui bisogna gestire l’avanzamento su quattro track “progresso”, ma che non fornisce esattamente l’idea dell’evoluzione coerente e cronologica di una nazione. In ogni caso, il gioco in sé è vario, pieno di dettagli e, nonostante le poche regole, di una rilevante complessità. Vi sono punti del regolamento, però, che non mi trovano molto d’accordo: posso citare alcune carte di potenza variabile in base al numero di giocatori, alcune combinazioni più o meno fortunate tra civiltà e carte Tapestry, e, ad esempio, il fatto che un giocatore potrebbe terminare la propria partita diversi turni prima degli altri. Impossibile non citare il prezzo, che è coerente con la sontuosa componentistica, ma che per i miei gusti austeri risulta eccessivo. L’impressione è stata quella di un buon gioco, che però difficilmente comprerò. Magari, se qualche mio amico più spendaccione cedesse alla tentazione, mi piacerebbe riprovarlo in un minor numero di giocatori, magari anche solo tre, anche per limitare la durata che in cinque si prospettava non brevissima.

Uxmal(editore: Oliphante)
Impressioni di gioco di: Enrico Procacci

Aspettative iniziali: 3 di 5 (non aveva spiccato nella lista delle nuove uscite)
Magnetismo del tavolo: 4 di 5 (la piramide costruita fa un bell’effetto)
Rapidità di comprensione: 5 di 5 (una volta partiti, non abbiamo più avuto bisogno di alcun supporto)
All'atto pratico: 3 di 5 (bella interazione, e si procede prendendosi a metaforiche sportellate)
Retrogusto: 3 di 5 (carino, ma con qualche mancanza)

Innanzitutto, ci dobbiamo dire bravi da soli per l’eleganza impiegata nel maledire gli antichi dei di Uxmal, forse timorosi di una loro possibile vendetta. Però ci sono state anche volte in cui li abbiamo benedetti, innalzando di conseguenza la loro posizione all’interno del pantheon e quindi portando a variare il valore in punti dei rispettivi simboli su cui si trovavano i nostri lavoratori. Ecco qui il motore di gioco: mentre costruiamo i tre livelli della nostra bella piramide a gradoni, possiamo posizionare (e spostare, all’occorrenza, seppur con un costo) i nostri amati omini al fine di guadagnare il maggior numero di punti possibile, stando attenti alla corrente classifica di preferenza tra gli dei. Chiaro che in un titolo come questo non ci sia limite alle scorrettezze: diverse volte avremmo magari voluto mordere uno degli altri giocatori come estrema forma di vendetta. Eppure, siamo infine civilmente giunti al termine della partita, dove ho mancato (di diversi punti in realtà) di ribaltare una classifica che al termine della costruzione del secondo livello non mi vedeva esattamente sul podio. Uxmal è semplice e ben strutturato, però non fa della controllabilità la sua caratteristica principale, almeno giocandolo a pieno numero. Per stavolta, ho preferito lasciar riposare gli antichi dei, ché a stuzzicarli troppo non si mai...