Primo piano: TSR o non TSR? Un ritorno non cosi glorioso

Pochi giorni fa, E. Gary Gygax Jr. aveva annunciato la rinascita della TSR, un marchio storico per chi conosce anche solo sommariamente il mondo dei giochi. Ma è bastato davvero poco perché questa operazione, annunciata quasi come il ritorno di un sogno, venisse guastata dalle dichiarazioni dell’erede del padre di D&D.
Ospite della trasmissione YouTube “Live from the Bunker”, E. G. Gygax Jr. ha rilasciato una serie di dichiarazioni a raffica, intervallate da critiche non certo velate a competitori, alleati e avversari. Alcune di queste dichiarazioni, peraltro, hanno fatto più rumore delle altre perché non direttamente legate al mondo dei giochi, bensì alle sempre più frequenti discussioni sulla parità di genere, su l’inclusività, e persino sulla storia americana.




L’intera intervista al non tanto giovane Gygax Jr., datata al 23 giugno scorso, è disponibile su YouTube, ma la quantità di polemiche derivata da essa è reperibile su molti siti; EnWorld ha pubblicato una serie di estratti dall’intervista, resi leggibili dall’utente Morrus (da cui prende il nome il sito stesso, Morrus’ Unofficial Tabletop RPG News), ed effettivamente non solo è emerso un quadro decisamente nebuloso della situazione, ma alcune frasi che suonano fuori posto e lasciano trasparire una visione davvero poco condivisibile nel tribolato mondo occidentale degli ultimi anni. Ma cerchiamo di riassumere il tutto (tra virgolette riportiamo le citazioni esatte dall’estratto dell’intervista).

Gygax Jr. ha esordito rispondendo alle ovvie domande “perché la TSR?”, e “perché due TSR?”. L’idea di riportare in vita la TSR perché, pur non avendo la chance di riprendere “il diamante che era D&D”, c’era bisogno di riprendere in mano la situazione e permettere la creazione di nuovi giochi, nuovi prodotti che “avessero ancora schegge di quel diamante”, adatte ai molti giocatori, designer e artisti che non riescono a trovarsi d’accordo con le contingenti politiche del nuovo D&D, tra cui la sensibilità rispetto all’identità di genere. Occorreva anche una nuova TSR, perché quella precedente era stata fatta scadere, in termini legali, da Jayson Elliot. Ma Gygax Jr. afferma che Justin LaNasa abbia parlato con Elliot e l’abbia convinto a mantenere il nome TSR per il suo gdr Top Secret, a patto di versare una simbolica quota di 10$ all’anno alla nuovissima TSR, detentrice del nome e relativa licenza, e di lasciar fare tutto il lavoro amministrativo proprio a LaNasa. Gygax Jr. non è del tutto entusiasta di come sia andato Top Secret, ma definisce Elliot un alleato, “come ce ne saranno altri”. L’erede di Gygax parla anche della controversia legale con l’ultima moglie del padre, Gail Gygax, raccontando di come Gary Gygax abbia più volte sottolineato che lei era sua moglie e quindi non si doveva discutere di nulla, ma menzionando il fatto che il patrimonio stimato di 50.000$ delle proprietà lasciate da Gygax non equivalga alla realtà dei fatti, e che quindi Gail Gygax starebbe tentando di vendere l’intero pacchetto della TSR sperando di trovare una major disposta a comprarlo; ma E. G. ha anche chiarito che si opporrà a questa vendita e cercherà di riprendersi quello che gli spetta. Aggiunge a questo punto un particolare: la licenza del marchio TSR sarebbe stata ritrovata mentre lui e i suoi amici e alleati cercavano materiale per il loro Museo (Dungeon Hobby Shop Museum), quasi per caso.

E.G. Gygax Jr. non lesina nemmeno bordate contro la Wizards of the Coast, accusandola di aver snaturato il gioco originale (appunto aggiungendo disclaimer che a suo dire sono ‘innaturali’, come la gender identity), e paragonandola – in un’inusuale esternazione di ignoranti e quasi razzisti luoghi comuni – alle tribù di nativi americani che sterminavano le tribù avversarie per restare gli unici in controllo di un territorio di caccia; tuttavia, contemporaneamente si augura di migliorare i rapporti con la WotC per poter magari pensare a una sesta edizione di D&D in comune, o comunque per poter collaborare sul gioiello del padre, definendo la quinta edizione “non male”, ma “è come se bevessi birra quando potresti invece avere una Guinness”.

Infine, E.G. Gygax Jr. parla anche di Giantlands, chiarendo che si tratta di un’iniziativa individuale del suo amico e associato Stephen Dinehart, e che la TSR non c’entra nulla. Tuttavia Dinehart avrebbe risposto, a questo proposito, che lui non sa se stia con la TSR, ma sa che la TSR del suo amico Gary avrebbe pubblicato il gioco.

Di fatto, il giorno dopo la nuovissima TSR si dissocia immediatamente dalle dichiarazioni di oltre un’ora e mezza di Ernie. In un tweet del 24 giugno, la TSR dichiara: “L’intervista rappresenta le opinioni di Ernie e non le nostre. Ernie è Ernie. Non tollereremo di diventare bersaglio di troll, e faremo del nostro meglio per mantenere la politica fuori da questa storia. Tutti sono i benvenuti”. Di fatto, però, questo tweet ha causato le ire di moltissimi utenti, e naturalmente sono nati accesi dibattiti riguardo l’inclusività e la woke culture. Quasi contemporaneamente, il fratello Luke Gygax (a tutt’oggi attivo nel settore gaming statunitense e organizzatore della storica Gary Con) si è anch’esso dissociato dalle dichiarazioni di E.G. Gygax Jr., causando un gustoso botta e risposta su twitter, in cui Luke accusa sia il fratello che la nuovissima TSR di essere solo nel mezzo di una male ispirata operazione per far soldi, e la TSR di rimando risponde che Luke inventa le cose e che non fa parte della TSR né ora né mai – al che Luke ha controbattuto che è ben felice di non farne parte perché è in grado di giudicare bene le persone.

Insomma, questa presunta rinascita della TSR in pochi giorni è diventata un boomerang, un’operazione probabilmente destinata al fallimento che però non manca di contribuire, in maniera dannosa e ancora una volta con posizioni polarizzate, al confronto culturale in atto.