Reportage: PLAY 2019 - Impressioni di Gioco - Parte 1

Che piacere essere circondati da cosi tanti appassionati! In questo ultimo giorno dell’undicesima edizione di PLAY i tavoli sono presi d’assalto e gli espositori non fanno che aggiungere nuovi cartelli “sold out” ai loro stand. Mentre continuiamo con le nostre dirette e raccogliamo voti per la nostra iniziativa “Vota la migliore novità editoriale di PLAY”, iniziamo a raccontarvi le nostre impressioni di gioco direttamente dai padiglioni del festival.

Diamo il via ai nostri racconti con

- Bananagrams
- U-Boot
- Undewater Cities
- Villainous
- Wingspan




ll format delle Impressioni di Gioco vi sarà ormai familiare, ma sempre meglio ribadire quelli che sono i 5 attributi che abbiamo identificato modellizzando le fasi dell’esperienza di chi prova un gioco per la prima volta in una fiera: Aspettative iniziali (cosa so del gioco e con quali speranze l’ho approcciato), Magnetismo del tavolo (quanto sono stato attratto dal suo allestimento sul tavolo), Rapidità di comprensione (quanto è stato semplice entrare nel gioco attraverso la spiegazione del dimostratore), All'atto pratico (come si è rivelata la reale esperienza di gioco),Retrogusto (ovvero, lo prendo? non lo prendo? Lo devo rigiocare?).
Ciascun attributo lavora su una scala che va da 1 (poco) a 5 (moltissimo).

Ma ricordate: queste sono solo “impressioni a caldo”! Molti dei titoli qui descritti saranno successivamente trattati con anteprime e recensioni, dove il nostro parere originerà da analisi ben più complete e articolate.

Bananagrams (editore: dV Giochi)
Impressioni di gioco di: Ivano Franzini
 
Aspettative iniziali: 2 di 5 (ne avevo sentito vagamente parlare)
Magnetismo del tavolo: 2 di 5 (tante piccole tesserine sparse sul tavolo)
Rapidità di comprensione: 4 di 5 (giocabile praticamente da subito)
All'atto pratico: 4 di 5 (un gradevole twist allo Scarabeo)
Retrogusto: 3 di 5 (partita un po’ frettolosa e bonus mancanti: pensavo un po’ meglio)
 
Dopo averlo scelto, in tutta onestà, per riempire qualche minuto in attesa di altri impegni, il tavolo in attesa di Bananagrams mi sembrava adattissimo allo scopo che mi prefiggevo. Una simpatica dimostratrice ha in quattro e quattr’otto organizzato una sfida in cinque unendo piccoli gruppi tra loro e in men che non si dica era già intenta alla spiegazione. In pratica vanno create combinazioni di lettere organizzate in parole sensate, tra loro arangiate in stile cruciverba. Il tutto però va fatto in tempo reale e potendo cambiare l’ultima tessera-lettera con tre prese da centro tavola (qualora non si riuscisse a piazzarla tra quelle calate), oppure prendendone altre quando si esauriscono. Durante la partita è pure possibile riallocare le parole realizzate, tenendo conto che l’obiettivo finale è quello di piazzare tutte le lettere, o quantomeno la maggior parte. Devo dire che la possibilità di stravolgere il proprio schema per ricrearlo in tutt’altro modo è una trovata interessante che modifica piacevolmente un impianto di gioco piuttosto classico, tuttavia l’aspetto “al cardiopalma” del tempo reale, così come la mancanza di premi per la “qualità” delle parole, mi hanno fatto pensare che forse non è l’acquisto giusto per me.

U-Boot (editore: Cranio Creations)
Impressioni di gioco di: Marco Signore
 
Aspettative iniziali: 5 di 5 (Da amante della storia militare marittima...)
Magnetismo del tavolo: 5 di 5 (... non resisto al sommergibile in 3D sul tavolo!)
Rapidità di comprensione: 3 di 5 (regole non complesse, ma molto lunghe)
All'atto pratico: 4 di 5 (Un po’ troppo per una breve demo...)
Retrogusto: 4 di 5 (Un bellissimo gioco, ma meglio per appassionati)
 
Senza perderci in preamboli, U-Boot è la miglior simulazione a cui abbia mai potuto giocare. I dettagli sono impressionanti, e l’app necessaria al gioco alla difficoltà più alta tiene conto persino del rumore ambientale ai fini dell’essere tracciati dai cacciatorpediniere nemici. Ogni singolo aspetto della vita a bordo di un U-Boot classe VIIa è simulata nei minimi dettagli, fino ai codici variabili di giorno in giorno per la macchina Enigma. Il risultato è un gioco che si spiega in più di 25 minuti, e che si gioca completamente immersi nell’atmosfera: quando si usa il periscopio o il binocolo di vedetta si guarda realmente sul mare sotto il cielo! Il contraltare di tanta perfezione è il target: non credo che possa essere un gioco per tutti, anzi… in più i ruoli richiedono molta attenzione, tant’è che il titolo può essere fruito in solitario, ma non è semplice gestire 16 marinai contemporaneamente, considerando che il navigatore deve operare sulle carte nautiche, o che il capitano deve gestire ordini e morale, mentre il primo ufficiale si occupa di tutte le mansioni che riguardano il benessere e la cura dell’equipaggio. Sconsigliato per i casual gamer, e probabilmente anche a chi preferisce spostare meeple su mappe astratte. Ma U-Boot è un trionfo di adrenalina e soddisfazione per gli amanti delle simulazioni, e se poi siete appassionati della Battaglia dell’Atlantico, come me, diventa un pezzo assolutamente necessario nella propria collezione ludica.
 
Underwater Cities (editore: MS Edizioni)
Impressioni di gioco di: Enrico Procacci
 
Aspettative iniziali: 4 di 5 (inutile negare, il gioco era riuscito a generare un buon hype)
Magnetismo del tavolo: 4 di 5 (plancia piacevole, ma alcuni riassunti zeppi di icone possono spaventare un po’)
Rapidità di comprensione: 3 di 5 (un paio di regole meno immediate, ma il resto scorre tranquillamente)
All'atto pratico: 4 di 5 (partita demo breve, ma ben piacevole)
Retrogusto: 5 di 5 (non vedo l’ora di fare una partita completa)
 
Non è stato facile trovare un posto per la dimostrazione di Underwater Cities, in quanto i tavoli preparati da MS Edizioni decisamente non riuscivano a soddisfare una pressante domanda. Dopo una paziente attesa, siamo però riusciti a conquistare un tavolo, pronti a terraformare gli oceani. Verbo utilizzato non certo a caso, giacché prima dell’uscita il paragone più comune metteva Underwater Cities a confronto con Terraforming Mars. In realtà, abbiamo presto scoperto un titolo con un’anima decisamente più german di quanto forse ci si attendeva, composto molteplici azioni e sottili bilanciamenti. Bilanciamenti intervallati da potenti combo, certo, ma comunque ascrivibili a un sentore più europeo che americano. Purtroppo il breve periodo di tempo della demo non riesce a dare un’idea completa del gioco: ci si interrompe proprio quando si è pronti per esplodere, per iniziare a far macinare le strategie, per conquistare alga su alga e cupola su cupola. Tra i misteri ancora da scoprire, è rimasto qualche dubbio sulla gran quantità di effetti speciali accumulabili durante il gioco, e di conseguenza sul tempo necessario a completare una partita. Per fortuna avremo presto modo di scoprire tutti i suoi pregi e difetti; pur nella sua limitata interazione, l’esperienza di gioco ci ha convinto non poco. Pochi minuti dopo la partita, abbiamo quindi acquistato la nostra copia (e poi, c’era pure l’autore ad autografare!) 

Villainous (editore: Ravensburger)
Impressioni di gioco di: Marco Signore
 
Aspettative iniziali: 4 di 5 (un gioco sui cattivi Disney!!!)
Magnetismo del tavolo: 5 di 5 (immagini dai film Disney!!!!)
Rapidità di comprensione: 4 di 5 (regole chiare, ben illustrate)
All'atto pratico: 5 di 5 (sembrava quasi per bambini, ma invece è un notevole asimmetrico)
Retrogusto: 5 di 5 (fosse già uscito, sarebbe stato instant-buy)
 
Avete mai sognato di indossare i panni di Malefica o di Ursula e dare una buona dose di scapaccioni (poco) affettuosi ad Ariel o alla Bella Addormentata? Peter Pan era il vostro incubo più del coccodrillo? E che dire di quel patetico Aladdin, o grande Jafar? Bene, Villainous dà voce a tutti i vostri sogni (pure quello di essere Riccardo Re Fasullo d’Inghilterra). I sei cattivi inclusi nel gioco hanno ciascuno una propria plancia, proprie carte, ma soprattutto esclusive condizioni di vittoria e modalità di gioco; e come se non bastasse il perfetto bilanciamento tra ambientazione e regole, il tutto è condito da immagini dei classici Disney e da pedine semitrasparenti che rappresentano i vari cattivi. L’interazione tra i giocatori è assicurata da una serie di carte Fato che possono essere attivate contro gli altri, ciascun mazzo di esse perfettamente ambientato con il cattivo che stiamo giocando. Atmosfera, ambientazione, semplicità di regole, rapidità di gioco e asimmetria costruita davvero nei minimi dettagli rendono Villainous uno dei migliori giochi che abbia provato qui a Modena; non fosse in uscita solo a settembre prossimo, l’avrei acquistato subito.

Wingspan (editore: Ghenos Games)
Impressioni di gioco di: Marco Signore
 
Aspettative iniziali: 4 di 5 (temevo un freddo Eurogame ma speravo nel tema)
Magnetismo del tavolo: 4 di 5 (uova colorate e disegni stupendi)
Rapidità di comprensione: 4 di 5 (poche regole semplici da capire)
All'atto pratico: 3 di 5 (è un bel gioco ma il tema non si sente quasi)
Retrogusto: 3 di 5 (vorrei rigiocarlo, ma il mio poco amore per gli Euro mi frena)
 
Wingspan è un gioco che parte da premesse molto interessanti, ed è fornito di una dotazione notevole: tra uova di plastica colorata, torre di dadi a forma di mangiatoia, e una quantità di carte ciascuna dedicata a una diversa specie di uccelli e fornita di una bellissima immagine. Le regole sono semplici da spiegare e da comprendere, ma danno vita a un gioco che mi è apparso decisamente profondo, con in più la possibilità di giocare contro un automa in solitario, che aggiunge appeal a questo titolo che mi aveva già attirato per l’argomento. In pratica, ogni giocatore cerca di “collezionare” uccelli nella propria voliera; giocare volatili costa risorse, ma tutte le diverse specie hanno degli effetti speciali che possono essere usati in vari momenti del turno. Il gioco è affascinante, a modo suo, e non annoia mai, per quanto forse sia un po’ troppo lungo (ma giusto un po’). Di contro, però, il tema è solo una scusa, e si sente davvero poco. Non che non me lo aspettassi, ma un po’ di delusione c’è stata - tuttavia non posso negare di aver colto persino io (che non amo i giochi Euro) la validità del titolo, tant’è che la partita demo mi ha lasciato con la voglia di farne un’altra, magari completa; e in ogni caso ho raramente visto una simile accuratezza nella grafica di un boardgame: varrebbe quasi la pena comprarlo già per le numerose eccellenti illustrazioni!